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domenica 1 febbraio 2009

La storia di Melissa, dolcissima gattina

I miei amici Simone e Laura hanno da poco adottato una bellissima gattina che risponde al poetico nome di Melissa. Simone ama moltissimo questi simpatici e giocherelloni felini, e il suo sogno era di poter rallegrare il nido d'amore appena inaugurato con l'adozione di un micio speciale. Laura però era titubante... lei non conosceva molto bene i gatti, nella sua vita aveva avuto sempre cani! Ma un bel giorno hanno raggiunto un bellissimo compromesso: lui accettava che lei si tagliasse le fluenti chiome, e lei non metteva veti all'ingresso in famiglia di un baffuto micino. E così un sabato la mattina lei è andata soddisfatta dalla parrucchiera e nel pomeriggio hanno visitato il gattile di Ferrara alla ricerca di un colpo di fulmine. E il colpo di fulmine c'è stato... eccome! Ed è proprio Simone a raccontarci la bellissima storia di Melissa.

Le origini di Melissa si sono perse nella notte dei tempi, l'ipotesi più accreditata è che abbia circa 2 anni. E' arrivata al gattile di Ferrara nell'agosto 2008 assieme ad un'altra gatta (credo sorelle ma non sono sicuro). Entrambe hanno mostrato subito una forte allergia visto che si grattavano il muso continuamente tanto da procurarsi sempre delle ferite (croste sanguinanti) su tutto il muso.

Dopo circa un mese entrambe le gatte sono state prese da una famiglia. Melissa credeva che la sua vita al gattile fosse finita e invece dopo un mese questi padroni senza cuore la riportarono al gattile dicendo che non la potevano più tenere perchè costava troppo mantenerla ed era troppo impegnativa... Non ci sono parole a riguardo...

Tornata al gattile Melissa ha iniziato a voler uscire di continuo visto che il giardino cui aveva accesso dava sul cancello d'ingresso del gattile. In questo modo voleva farsi vedere dalle persone che passavano di lì.

E' proprio lì che domenica 14 dicembre ho visto Melissa per la prima volta.

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Nell'attesa che mi aprissero le porte del gattile mi è venuta incontro miagolando ed io ho infilato un dito nella recinzione per riuscire a farle una carezzina. Mentre eravamo lì in attesa che ci facessero entrare ho visto una coppia di signore uscire dal gattile. Erano venute a prendere un gatto già visto in precedenza. Avevano il gatto nel trasportino. Si sono fermate davanti
a Melissa l'hanno salutata dicendo: "Melissa, che bella che sei!" poi dirigendosi verso il cancello una ha detto "...però ha l'allergia..." e si sono dirette verso la macchina. Melissa le ha seguite fino alla rete e le fissava mentre salivano in macchina. La sua espressione sembrava dire:
"E a me quand'è che mi portano via?".

Il mio cuore si è intenerito immediatamente e prima ancora di vedere tutti gli altri gatti avevo già ipotecato di prendere lei non sapevo ancora come si chiamava ma mi faceva già tenerezza...
Al gattile sono poi entrato, ho guardato 2-3 "stanze" piene di gatte, poi ho chiesto: "ma quella gattina che ho visto all'entrata? posso accarezzarla?"

Sono così entrato nella sua gabbia ed è stato "amore a prima vista" :D.

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Mi hanno detto subito del suo problema allergico e della sua storia di adozione e riabbandono perchè troppo impegnativa. La mia risposta al ragazzo del gattile è stata "beh, se anche non sta bene, pazienza. Anche se prendessi un cucciolo magari dopo 2 mesi si ammala e ha bisogno del veterinario; vorrà dire che ci devo andare subito, pazienza".

Così l'ho "fermata". Ho preferito andarla a prendere il sabato successivo, visto che non volevo portarla a casa e poi andare al lavoro una settimana. Ho preferito prenderla durante le ferie natalizie così che si potesse ambientare meglio quando ero sempre a casa.

E così sabato 20 dicembre alle 10:30 Melissa faceva il suo ingresso a casa mia.

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Al gattile mi han molto ringraziato per averla presa. I primi giorni era molto "timida" per cui stava sempre in una stanza da sola. Se la prendevamo in braccio ci restava, ma di sua iniziativa stava lontano.

Dopo qualche giorno l'abbiam portata dal veterinario che le ha diagnosticato una brutta infezione a forza di grattarsi che si era estesa anche alle orecchie per cui aveva una specie di otite causata dal cerume. Abbiamo iniziato subito a curarla: antibiotici da infilarle in gola, schiuma disinfettante sulle croste e spray nelle orecchie che le dava parecchio fastidio... (lascio immaginare le lotte fatte per tenerla ferma durante le spruzzate nelle orecchie).

I tempi di guarigione dei gatti son piuttosto lunghi, ma dopo un mese le croste son sparite, l'otite
se n'è andata e con una dieta a base di prodotti ipoallergenici si gratta molto ma molto meno. Per cui il veterinario dice che ora sta bene.

In questo mese si è ambientata sempre di più a casa ed ora ha preso pieno possesso del divano...

La camera da letto durante la notte è ancora off-limit ma qualche dormitina a letto l'ha già fatta... Come ogni gatto che si rispetti ha deciso che tutti i giochini comprati o regelati sonmo in guardabili, così come la cuccia nuova appena comprata. Una pallina du stagnola invece è un gioco bellissimo con cui si corre per casa tutto il giorno e la notte... E poi vuoi mettere la cuccia con il panno con un meraviglioso cartone del latte... neanche da mettere... nel cartone si che si dorme bene...

Insomma pare che si sia ambientata bene, vuol sempre dormire in braccio e viene a chiamarci per giocare.

Per ora tutto qua.

Alla prossima
Simon

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lunedì 21 maggio 2007

Parrocchetti, indispensabile l'allevamento a mano?

La bravissima Arianna Missiaja ha scritto un interessantissimo articolo su VeganItalia. Appena l'ho letto, ho sentito il bisogno di contattare l'autrice per farle i complimenti e per iniziare con lei uno scambio di idee sull'argomento. Lei è stata gentilissima, mi ha subito risposto raccontandomi tutto sui suoi pappagalli e sulle relazioni con lei e tra loro. L'impressione che ho avuto di lei è di una persona molto attenta, interessata all'approfondimento, per nulla superficiale. E assolutamente lontana da ogni estremismo.

Oggi ho trovato sul forum di pappagalli.ch una discussione proprio su questo articolo, e devo dire che ne sono rimasta molto delusa. La discussione è stata chiusa, non ho quindi potuto esprimere la mia opinione, ma leggere riferimento all'estremismo dei vegani e altro mi ha veramente lasciata con l'amaro in bocca, specie perchè stiamo parlando di un articolo che non ha nulla a che fare con l'estremismo. E' bastato che fosse pubblicato su un sito vegan per considerarlo tale...

Riporto qui sotto parte della mail che ho scritto ad Arianna, che riassume la mia opinione sull'allevamento a mano di cocorite, agapornis e calopsitte.

Io ho esperienza diretta solo con le specie di pappagalli che ti ho nominato, vale a dire pappagalli di piccola taglia. Io non sono contraria come principio all'allevamento a mano. Credo sia un aiuto sia per l'umano che per il pappagallo affinchè la convivenza sia il più possibile serena. Ma ritengo non sia indispensabile, e soprattutto ritengo che se fatto male sia assolutamente pericolosissimo.

Le cocorite hanno uno svezzamento velocissimo, a 40 giorni sono già completamente indipendenti (anche se rincorrono il babbo per avere ancora qualche imbeccata... sono cuccioli viziati). Per loro l'allevamento a mano non ha assolutamente senso. E' sufficiente interagire da quando hanno circa due settimane di vita, prenderle in mano per qualche minuto e quando sono più grandicelle dedicarsi a loro.

Con gli inseparabili è più complicato, sono più timorosi. Io lascio che siano svezzati dai genitori, ma quando hanno tre settimane di vita inizio a prenderli dal nido una volta al giorno la mattina presto. Gioco con loro e do un pò di pappa... con tutte le dovute precauzioni ovviamente. Se poi chi li adotta (io non li posso tenere) continua con questa pappina mattutina per un pò di mesi, e soprattutto dedica tempo e attenzioni all'amico pappagallo, questo può diventare più domestico di un allevato a mano, come è capitato ad alcuni dei piccoli che ho regalato (sul mio blog c'è la storia di Lilo, uno di loro).

Sono comunque dell'idea che gli agapornis in particolare andrebbero sempre tenuti in coppia. Io ho una coppia di roseicollis allevati a mano (non da me): sono legatissimi tra loro, ma amano moltissimo anche la mia compagnia. Un agapornis solo si lega in modo morboso al padrone e soffre moltissimo gli inevitabili momenti di lontananza.

Gli agapornis non ricevono moltissimo imprinting con l'allevamento a mano. Ho tenuto con me (per un solo mese purtroppo) una roseicollis femmina di 5 mesi. Era stata tolta dal nido a 30 giorni e da allora non aveva più visto un suo simile. Appena arrivata a casa mia ha iniziato a corteggiare un maschietto (apriva le ali ed alzava il codino). Al contrario, agapornis allevati dai genitori fino a svezzamento concluso, ma poi separati dai loro simili entro qualche anno perdono qualunque interesse verso gli altri pennuti e riconoscono solo negli umani i loro simili!

L'idea che mi sono fatta è che alla fine quello che realmente conta per stabilire un buon rapporto con gli inseparabili è la quantità e la qualità del tempo che si può dedicare loro nel lungo termine. L'allevamento a mano è solo un aiuto, che può essere del tutto azzerato se poi non si passa molto tempo con il pennutino.

Diverso il discorso delle calopsitte. Io ho esperienza solo di Dori la mia calo, ma ho chiesto in giro e tutti sono abbastanza concordi. Per loro l'allevamento a mano è devastante dal punto di vista dell'imprinting. Dori è stata tolta dal nido non prestissimo, a 30 giorni. E' stata allevata a mano da un mio amico allevatore che se l'è poi tenuta per due anni, fino allo scorso autunno, quando mi ha detto che non la poteva più tenere e se potevo occuparmene. Lei ha totale disinteresse per gli altri pennuti... anzi, ne è addirittura impaurita. Le interessano solo gli umani, e ha una simpatia particolare per il mio compagno, cerca me solo quando lui non è in casa. Questa situazione mi mette molto a disagio perchè non posso pensare di prenderle un compagno, mi sento male la mattina quando usciamo per andare al lavoro, mi rendo conto che lei non sa più chi è e che soffre quando noi non siamo in casa. Ritengo che le calopsitte andrebbero escluse dall'allevamento a mano. Mi hanno detto che anche allevandole in gruppo il danno comnunque c'è, si tollerano tra di loro, ma sono continuamente protese verso il compagno umano.

E riporto anche parte della risposta di Arianna alla mia mail... nella speranza di non farle torto:

Sai, ho scoperto i pappagallini da poco, soltanto due anni fa quando ho preso nishrì (una cocoritina) e Leo un calopsitte allevato a mano. Allora non ne sapevo nulla, e ho preso quello che mi avevano consigliato al negozio. Leo, il calopsitte, aveva un comportamento molto strano per essere un pappagallino e me ne ero accorta da subito. Aveva 4 mesi e mezzo che l'ho preso, quindi era ancora piccolino. Però invece di riconoscere nishrì come suo simile, riconosceva me. Quando nish è morta (ha avuto un blocco intestinale) si è dimostrato molto triste, forse perché mi sentiva giù o mi vedeva piangere. Ha iniziato a non mangiare e non cantava più. Allora ho preso un'altra cocoritina (Trilly) con la quale dopo un po' si è messo a giocare.

Purtroppo ora Leo non c'è più :-( Piango ancora quando penso a lui, e lo porterò sempre nel cuore. Era abituato a stare libero in casa, (come Trilly e Cippy- che è un passerotto che ho salvato l'anno scorso da cucciolissimo ed ora crede di essere una cocorita), ma ovviamente quando mettevo le gabbiette in giardino le tenevo sempre ben chiuse.

E' successo che un mese e mezzo fa, sentendolo stranamente silenzioso, sono uscita e ho trovato con orrore la gabbia aperta e vuota. Devo ancora capire cosa possa essere successo. So che io e Mirella l'abbiamo cercato dappertutto per giorni, chiamandolo... ma nulla. Credo che abbia fatto una brutta fine purtroppo. Qui è pieno di gatti randagi, e lui non temeva i gatti perché giocava con i nostri. Inoltre era curiosissimo. Guardare la sua gabbietta vuota mi riempiva di tristezza, così sono andata a prendere un altro calopsitte. Ancora una volta mi hanno consigliato uno allevato a mano, ma stavolta ho voluto prenderne uno allevato dai genitori. Come la volta successiva, mi han detto che non si sarebbe mai abituato a me, che aveva quasi 5 mesi e che avrei dovuto tenerlo sempre in gabbia... Ma lui (Tommy l'abbiamo chiamato) mi guardava e pareva che mi chiedesse di portarlo via. Mi hanno detto di non provare a mettergli la mano in gabbia che mi avrebbe beccata... Tu figuri! Già dopo pochi giorni che era con noi, mettendogli un dito nella gabbia, ci passava sopra rapidissimo, avanti e indietro. Ogni giorno gli parlo pazientemente e dolcemente. Oggi per la prima volta si è lasciato accarezzare ed è uscito dalla gabbietta. E' buffa la cosa perché vedi che ha quasi paura di salire sul dito, come se il dito non fosse sicuro e lo facesse cadere. Si vede che non sa bene ancora come fare..però ha imitato Trilly che gli spiegava che sul dito si deve salire (immagino, a vedere la scena almeno...)così ci ha provato anche lui. Ad ogni modo è dolcissimo! A differenza di Leo, che cantava e faceva gli inchini soltanto a me, lui gli inchini li fa a Trilly. Dopo aver preso Leo, in questi due anni, mi ero informata parecchio sulla psicologia e i comportamenti dei pappagalli,e così ho scoperto anche la controversia dell'allevamento a mano. La perdita del piccolo Leo insieme all'esperienza del nuovo arrivato, mi hanno spinta a scrivere l'articolo su veganitalia. Io in effetti volevo farlo solo sui calopsitti, perché come dici tu a loro l'allevamento a mano crea i maggiori problemi psicologici. Ma Stefano mi ha detto che era meglio se generalizzavo...

A parte i miei animali, ho avuto esperienza con reinserimenti di pappagalli traumatizzati (parrocchetti e amazzoni fronte gialla principalmente, uno dei quali ora vive felicemente con mia zia): insomma ho scoperto una vera e propria passione per i pappagallini. Sono creature dolcissime: anche la mia Trilly, la cocoritina, è deliziosa. Non so se più avanti sia il caso di prendere dei compagni per la riproduzione: per me sarebbe un problema perchè non riuscirei mai a dar viai cuccioli e qui non avrei abbastanza spazio per tenerli tutti...Ma avrei sempre paura che andassero a star male.

Cippy, il passero, è allevato a mano. Quando l'ho trovato era poco più grande di una pallina da ping pong e pensavo sarebbe morto. Invece si è salvato e si è subito trovato bene con Trilly che avevo portato a casa da poco ed era piccolina anche lei. Anche lui deve avere qualche problema di identità: crede di essere una cocorita mi sa... Fa tutto quello che fa Trilly, gioca anche con i campanellini, mi vola in testa e dimostra gioia come Trilly. Oggi ho visto che cercava di socializzare con Tommy, che ne è ancora spaventato.

Ma oggi sono felicissima, perché Tommy mi ha dato pienamente la sua fiducia. E' un mese esatto domani che abita qui...e a modo suo mi ha detto che mi vuole bene.

Ringrazio moltissimo Arianna per questa bella mail, per la dolcezza con cui parla dei suoi piccoli... davvero non vedo come si possa parlare di estremismo.

martedì 13 febbraio 2007

Camillo e Alice

Questa è una storia che parla di un colpo di fulmine e di tanta riconoscenza. I colori e la vivacità di Camillo e Alice hanno conquistato Valentina non appena i suoi occhi si sono posati su di loro. Lei è riuscita a stabilire un bellissimo rapporto con i piccini che le hanno dato moltissime soddisfazioni. E un giorno, le hanno anche salvato la vita...

Grazie Valentina per aver condiviso questa storia!


La prima volta che vidi una coppia di Inseparabili fu nel ’90, in casa di conoscenti da poco arrivati nella mia città, amici di un’amica. Non ricordo neppure perché mi avessero invitata, ma qualunque fosse stato il motivo, passò in secondo piano perché io passai la serata a guardare quelle meravigliose e incredibili creature dai colori stupendi! Erano una semplice coppia di Roseicollis ancestrali, ma per me, che non ne avevo mai veduti, sembrarono gli animali più incredibili che potessero esistere! Così teneri e vicini! Fu amore a prima vista!

Ritornata a casa, parlai con entusiasmo della mia esperienza con mio marito che semplicemente mi rispose quanti ne aveva visti lui, di pappagallini, di tutte le taglie e di tutti i colori in Africa, dove era stato spesso per lavoro, ma certo li aveva visti in natura (beato lui!) ma da distante, senza poterli osservare nelle particolarità. Il discorso si chiuse.

Vero è che nei negozi di animali, nella mia zona, non ne avevo mai visti e non sapevo dove trovarli, i miei conoscenti li avevano letteralmente trovati in una canna fumaria, ma nella città dove abitavano prima. Lì per lì mi rassegnai, ma mi capitava spesso di guardare le vetrine dei negozi di animali...

Finalmente, una splendida serata d’autunno mi portò “l’oggetto” dei miei desideri!!! Passando davanti ad una vetrina, ecco, in una gabbia, una bella coppia di Inseparabili: lancia un urlo a Claudio che era interessato a fare le coccole attraverso il vetro ad un cucciolo di cane o gatto “ECCOLI!!!!“

Sììì!, finalmente li avevo trovati! Erano passati due anni!

Mi fiondai letteralmente nel negozio, Claudio dietro, casomai qualcuno davanti a me avesse avuto le mie stesse intenzioni, feci la maleducata, passai avanti a tutti e mi piazzai vicino alla gabbia dei miei tesori a lungo agoniati: quelli sarebbero stati miei! Finalmente Claudio poteva vedere una coppia di Inseparabili da vicino e bastò aspettare i pochi minuti che il negoziante si avvicinasse a noi, che anche lui ne fosse conquistato!

In pochi minuti decidemmo tutto: pappini, gabbietta, giochini, mangime, semi, beverini ecc..., e di corsa a casa a sistemare i nostri nuovi coinquilini! Eravamo felici!

La vita in comune iniziò a meraviglia e continuò tale, salvo l’affrontare soli piccoli problemi o grandi problemi (meglio in casa o fuori? quali verdure mangiano? ecc..) perché quell’asino di negoziante che ce li aveva venduti non ne sapeva nulla!!! Quindi imparammo tutto da soli, scoprendo ogni giorno come era possibile convivere al meglio. Cercavamo di farli uscire dalla gabbia per dar loro un po’ di libertà e la cosa ci ripagò anche se commettemmo una serie di errori: Claudio ha sul naso il segno di una evidente beccata (ma questo lo sapete solo voi, per tutti gli altri è la traccia di un incidente domestico!) perché si era avvicinato troppo a Camillo per fargli le coccole, e lui, ancora un po’ selvatico, si era spaventato! In giro trovavamo spesso dei ricordini... i cassettoni in legno delle tapparelle venivano regolarmente rosicchiati ed era difficile farli rientrare: bisognava aspettare che avessero fame, allora rientravano a mangiare e noi come fulmini a rinchiuderli. Questo lo capirono presto e, siccome sono piccoli, ma non scemi, rientravano uno alla volta a mangiare e l’altro aspettava fuori guardandoci: troppo simpatici! Si lasciavano prendere solo a fine serata, quando erano stanchissimi!

Per abituarli a noi, tenevamo la gabbietta sul ripiano della cucina, vicina al tavolo dove si mangiava e gli passavamo qualche pezzetto di pane o frutta che loro gradivano. Mentre noi parlavamo, anche loro intervenivano nel discorso e continuavano a chiacchierare fino a tardi.

Una sera, dopo cena e noi seduti sul divano, li guardai e dissi a mio marito: “che carini! come sono tranquilli stasera! guarda, stanno già per addormentarsi!” stavano proprio ciondolando. Mio marito li guardò, e fulminato da un’intuizione geniale, scattò dal divano e, prima ancora che io capissi, spalancò la finestra, ora anch’io capii qualcosa, lui prese la gabbietta e la portò sul terrazzo ed aprimmo tutte le finestre di casa...

Poi cominciammo a controllare in giro ed effettivamente sentimmo un leggero odore di gas anche a fornelli spenti! e chiudemmo la valvola centrale. Sicuramente c’era una fuoriuscita di gas non controllabile! Lo sapevate che i minatori, prima dell’uso dei rilevatori di gas, scendevano in miniera con un uccellino in gabbietta, che, se moriva, confermava la presenza di gas nocivi per l’uomo? E’ conoscendo questa triste usanza che mio marito intuì cosa stava succedendo.

I nostri pippini, all’aperto si erano ripresi subito, per fortuna, e si erano dimostrati nuovamente vivaci come sempre... ma lo spavento era stato grande! Quella notte li facemmo dormire in camera con noi e tenemmo le finestre un po’ aperte anche se era inverno. Il giorno dopo, il tecnico del gas confermò che c’era una perdita per un difetto della valvola di sicurezza!!!! se non ci fossero stati loro, come sarebbero andate le cose? ci saremmo addormentati sul nostro divano come spesso ci accade? e...?

Beh, Camillo e Alice meritavano la nostra riconoscenza che si concretizzò con un ulteriore cambiamento nella nostra vita: meritavano molto di più ed allora ecco comparire una bella voliera per farli stare più comodi, piazzata nel tinello, vicino alla finestra più grande e con accanto una bella pianta di papiro per creargli un po’ d’Africa! Come erano felici e noi con loro!

Gli anni sono passati, Camillo ed Alice non sono più con noi, ma questo ricordo lo meritavano perché sono sempre rimasti nei nostri cuori. Oggi abitiamo in un’altra casa, abbiamo una voliera ancora più grande che ospita i loro figli di cui una coppia, Filippo e Carlotta, sono la fotocopia esatta dei genitori, un altro regalo impagabile che i nostri primi pippi ci hanno fatto!

Ciao Camillo e Alice. Finalmente posso dirvi GRAZIE!
Valentina

mercoledì 7 febbraio 2007

Storia triste di un cacatua

Silvia ha raccontato questa storia sul forum di pappagalli.ch. E' una stora difficile, e so che è stato molto difficile per Silvia rivivere quegli anni attraverso questo racconto. Ma è una storia che doveva essere raccontata. Chi affascinato dai colori e dalla bellezza dei pappagalli si tuffa a capofitto in questo mondo, talvolta con una certa dose di inconsapevolezza, deve sapere che dietro quelle belle piume colorate abbiamo un essere vivente fornito d una emotività molto complessa. In particolare i cacatua sono tutt'altro che semplici da capire e interpretare. La storia di Rambo è una storia limite. Ma è giusto sapere che tutto ciò può accadere... Grazie Silvia per avermi permesso di inserire la storia di Rambo in queste pagine.


Ero sposata da poco avevo ventidue anni ed un giorno per caso entrai in un negozio di cui non dico il nome. Vidi questo piccolo batuffolo bianco su di un trespolo, appena mi vide fu FEELING... mi disse una semplice parola: "MAMMA" (l'allevatore gli aveva insegnato bene eh....) ma lui la diceva proprio con la voce di un bimbo...

Al tempo mi avevano riscontrato un'anomalia nelle mie ovaie per la quale io non avrei potuto avere figli... la voglia di prenderlo era immensa... Rambo mi venne subito in braccio con un salto e giuro che non si voleva piu' staccare... quando andai via lui mi volo' dietro cadendo a terra... non riuscii a lasciarlo li... cosi' lo portai a casa informandomi su tutto quello di cui aveva bisogno... ovviamente c'ero dstante anni e luce dal saperlo... ma appunto non lo sapevo... ero ignorantissima in materia... ma non proprio digiuna visto che uccelli ne ho sempre avuti sin dall'infanzia... anche pappagalli (un amazzone di cattura).

Mi fidai cosi' ciecamente dell'allevatore che mi disse come fargli la pappa... svezzarlo ecc... Rambo aveva 4 mesi ed ancora non era svezzato.... Comprai anche una gabbia con trespolo... che col senno di poi era piccolina, ma mi fidai sempre dell'allevatore.

Quindi arrivai a casa col mio "figlio" adottivo ... ogni giorno che passava io e Rambo diventavamo una cosa sola... era come il figlio che io non avevo e non avrei potuto avere.

Io al tempo lavoravo part time alla mattina per cui avevo poi tutto il tempo per dedicarmi a lui ed alla casa nel pomeriggio, abitavo in condominio. Rambo era felice, il tempo che lui era solo in casa sembrava non dargli peso anzi... quando arrivavo a casa all'una del pomeriggio era cosi' felice che mi saltava in braccio e mi riempiva di coccole...

Non lo tenevo sempre con me quando ero in casa, gli avevo dato degli orari, mediamente stava fuori con me dalle due alle quattro del pomeriggio e dalle sette di sera fino a quando andavamo a letto... ma ovviamente non era sempre cosi' a giorni stava anche di piu' a giorni meno... dipendeva dal tempo mio disponibile e dai miei impegni.

Che dire passarono tre anni magici, mai un urlo, solo una tenera vocina, non ci ha mai e dico mai beccato o stretto le dita una volta! Non c'e' mai stato bisogno di rimproverarlo... MAI! Era un sogno divenuto realta'... ma non duro'.

Incominciarono i guai... man mano cha passavano i mesi Rambo si mostrava sofferente alla gabbia incomincio' a pretendere molto di piu'... quando uscivo per andare al lavoro lui urlava ore con una voce sempre piu' forte.... lui si sentiva un membro della famiglia e voleva partecipare a tutto!!! Incomincio' ad urlare persino alla notte (intendo anche alle quattro di notte)... dovevamo alzarci... prenderlo e metterlo a letto con noi dove dormiva (e ve lo giuro che non sono barzellette... solo una triste realta') sino a mattina senza sporcare nel letto.

Tutto questo lo ha scelto lui, non io, io lo avevo educato in una certa maniera.... ero rigida con lui, lo amavo alla follia, ma vi posso GIURARE che non l'ho mai viziato nel senso di ore libere. Ovviamente LUI aveva deciso che non gli bastava piu'.

Comperammo una voliera che mi costo' all'epoca due milioni di lire era lunga due metri alta uno e mezzo e larga due metri...interamente di acciaio inox, fatta su misura e su ordinazione, occupava una stanza... la riempii di giochini e ci misi dei tronchi veri e dei rami come paletti.

Rambo era entusiasto... per mesi ando' a meraviglia... urlava meno ecc... ecc... finche' giorno dopo giorno inizio' la solita solfa... urli... di giorno di notte.... insomma lui appena ci sentiva in casa non accettava piu' nemmeno un'ora di stare rinchiuso! Il calvario inizio'!

Iniziai a trovare del vomito che conteneva semi interi sulla lettiera della voliera.... e ovviamente chiamai il veterinario che periodicamente controllava Rambo... un Veterinario di cui non faccio il nome ma di fama mondiale (per Rambo esigevo il meglio in assoluto)... una persona piu' che brava, un professionista nonche' una bellissima persona dal lato umano.

Allora il veterinario visito' il mio piccolo fece tamponi del gozzo, analisi de sangue ecc... non risulto' nulla!!! E Rambo continuava a vomitare e perdere peso... a quel punto diagnostico' che poteva essere di origine nervosa e mi disse di fare molta compagnia al mio Pappagallo.

Ma come facevo a stare a casa dal lavoro?? Avevo persino pensato di portarmelo in spalla... ma era impossibile!!!!! Feci di tutto ma il tempo che avevo a disposizione era sempre quello!!!

Poi vennero le ferie e quell'anno ci saltarono definitivamente, dopo tre giorni che eravamo all'estero (a Londra) dovemmo tornare a casa perche' Rambo rifiutava il cibo completamente.... l'allevatore (persona bravissima ed esperta) a cui lo avevo affidato dovette alimenarlo con una sonda... quindi forzato!!! Inutile prendemmo il primo aereo perdemmo tutti i soldi del viaggio e via di corsa a casa!!!

Inutile dirlo lo trovai dimezzato, era come alzare una cosa vuota... aveva sofferto le pene dell'inferno!!! La volta dopo per andare in ferie provammo a lasciarlo ai miei che lui vedeva spesso e con cui giocava... ma fu la stessa tragedia... con la differenza che eravamo adati via tre giorni vicini a casa proprio per prova!!! Per fortuna ho un SANTO marito con cui non litigai affatto per il mio pappagallo... ma un uomo che capiva e mi comprendeva!!!!!

Quindi rinunciammo completamente ad andare in ferie!!!

Rambo dopo alcuni mesi inizio' pure a deplumarsi.... ricordo ancora L'INCUBO!!! Tornai dal lavoro e vidi una ventina di piume del petto a terra strappate con sangue!!! Chiamai di corsa il vet che mi ricovero' Rambo per fargli tutti gli accertamenti possibili... rimase in clinica per dieci giorni (con relativi costi altissimi) venne addirittura sottoposto ad una biopsia ai reni... risultato: aveva i reni atrofizzati quasi del tutto e non avrebbe avuto lunga vita ma la menomazione non doveva incidere sull'equilibrio nervoso in quel sistema, il vomito e lo spiumaggio dunque non c'entravano niente!!! Quello era solo stress, un imprinting ad una vita che non era la sua....lui credeva di essere umano capite il dramma?

Ero distrutta... da li, ci furono dei mesi non duri... peggio... una catastrofe... di sofferenza, sensi di colpa, mi sono maledetta un milardo di volte di averlo preso, e mi dicevo... se fossi potuta tornare indietro quanta sofferenza mi sarei risparmiata... un incubo... e tutto per un pappagallo mi diceva la gente che non capiva!!!!!!Cure e sovracure... soldi... tantissimi.

Alla fine Rambo inizio' a spiumarsi pure le ali.... gravissimo! Il vet dopo mesi e mesi di sofferenze mi consiglio' la soppressione. Rambo era pure diventato pazzo... urlava sempre sbatteva la testa sulle sbarre quando lo mettevo in gabbia, non ci voleva piu' andare... ma io non mi rassegnavo volevo vederlo gurire almeno dallo stress.

Provammo di tutto, anche ad accoppiarlo con un pappagallo come lui del sesso opposto (lui era una femmina)... non ci fu nulla da fare... non poteva fregargliene de meno!!! Era come averlo messo in gabbia con un oggetto che non grdiva e neppure degnava di uno sguardo... prese pure degli psicofarmaci ad uso umano per non farlo sfracellare e mutilarsi quando ero via il resto volgio risparmiarvelo... di vero cuore, sto male io e farei stare male quelli piu'

Dopo la morte di Rambo io mi presi miracolosamente incinta di una splendida bimba e subito dopo la sua nascita mi ripresi incinta di un'altra splendida piccola, chissa' forse Rambo dal cielo ha voluto farmi capire che mi ha perdonata e mi ha aiutata a dimenticare... anche se dimenticarlo non potro' mai!

Ora sono felice, mi sono perdonata di quello che ho fatto a quella dolcissima meraviglia della natura, il mio Rambo doveva volare nel cielo, trovare l'amore e riprodursi, doveva stare con i suoi simili, non in un appartamento con persone che non erano fatte come lui e che non avrebbero MAI potuto dargli l'equilibrio e la serenita' nonostante tutti gli sforzi umani.

Ora? Io sono felice, mi sono perdonata, e dico sul serio, certo fa ancora male ricordare... questo si e sara' sempre cosi' credo... ma se sono ancora qui che racconto questa storia molto dolorosa e' proprio perche' le sofferenze di Rambo non siano state vane e possano in qualche modo essere d'aiuto ad altri suoi simili, ed anche agli umani che si trovano poi vincolati in un vortice senza uscita.

Ora ho due splendide creature, le mie figlie, la piu' grande sta mostrando una sensibilita' verso gli animali che non immaginavo neppure potesse averla un bimbo di quattro anni.... eppure e' cosi'! Il dono continua... un angelo dal cielo sta vegliando su di me ed io questo lo sento ogni giorno!

Ciao piccolo mio un giorno ci riabbracceremo!

Lilo, pappagallino fortunato

Lilo è l'ultimo nato della covata dell'anno scorso di Agata e Francesco. L'unico blu. Era il più tranquillo di tutti, sempre con quella testolina spalmata per terra :o) Quando Marzia e Simona sono venute a prenderlo, ho capito che Lilo era stato molto fortunato ad averle conquistate! Marzia in tutto questo anno mi ha sempre parlato di lui, del loro rapporto, fatto di tante coccole e di equilibri a volte difficili... beh, non è facile essere la fidanzata di un pappagallino geloso! L'ho rivisto qualche settimana fa, è venuto a trovarmi con le sue amiche... sono stata colpita dalla vivacità di Lilo, dal suo essere insieme coccolone e giocherellone... e ancora una volta mi sono detta che Lilo è davvero un pappagallino fortunato!

Ringrazio moltissimo Marzia per questo bellissimo racconto!


E' quasi un anno che ho adottato il mio nanerottolo pennuto e non riesco ancora ad abituarmi alla felicità di averlo. Non avevo mai pensato ad un inseparabile come ad un animale da compagnia, ma un giorno ho deciso di adottarne uno, per darlo ad una persona speciale. Così ho cominciato a documentarmi e sono rimasta subito affascinata da queste meravigliose bestioline!

Il mio Lilo l'ho scelto da una foto di tre pulcini in fila.

Il primo, ancestrale, stava dritto dritto sulle due zampine, tutto sicuro di sè; il secondo, giallo col faccino arancione, era leggermente accovacciato e sulle zampine sembrava un pò più incerto del primo.

Il terzo con il faccino "grigio-topo" e col corpicino spiumato grigio/bluastro, più che su due zampe, posava a 4 di spade, spalmato a terra... ma dagli occhietti vispi si capiva che avrebbe voluto fare molto, ma molto di più ;-)) !



Quello era Lilo, che contrariamente a quanto pianificato, una volta adottato non me ne sono più separata. Così seguendo i preziosissimi consigli di chi me lo ha affidato (un'eccezionale "pappagallofila"), son riuscita a tirar sù il mio piccolo inseparabile!

E in 5-6 mesi è diventato un bell'aquilotto con la calzamaglia azzurra e il bavaglino bianco.



Affettuosissimo e pestifero. Stiamo sempre insieme, lo porto ovunque vada. Una volta me lo son portata dietro anche ad una trasferta per lavoro... Alla stazione credo che mi conoscano tutti di vista (spero non come... "la ragazza con l'uccello").

Non è semplicissimo tenere un inseparabile, a volte i trucchetti per farlo rientrare in gabbia li capisce e così devo allambiccarmi il cervello per escogitarne dei nuovi. Lilo è curioso e coraggioso e questo mi permette di portarlo con me in viaggio (sembrano piacergli le uscite fuori porta!).

Ama giocare da solo e con me. E' coccolone da non credere, resta fermo con gli occhietti socchiusi a farsi sbaciucchiare tutto. Si fa coccolare per tanto tempo, durante il quale rimane quasi svenuto sulla mia mano... ma è anche capace di trasformarsi in un pirana, pronto a mordermi se parlo al telefono, se passo del tempo con una persona o se gli si "impenna" l'ormone. Ho imparato a riconoscere il suo cinguettio, diverso per i suoi diversi stati d'animo, sono attenta al suo linguaggio del corpo e questo mi permette di capire ciò che vuole e ciò che non vuole.

Spero che il mio Lilo sia un pappagallino sereno, ma non è semplice accudire al meglio anche un animaletto piccolo come lui. Ci vuole ogni giorno tanta pazienza, fantasia, senso di responsabilità e di rispetto per gli animali. Ogni giorno metto in dubbio il mio operato e cerco sempre di migliorare la sua condizione di cattività.

Ora il mio obiettivo è quello di dargli un amichetto pennuto, che può tenergli compagnia anche quando io sono a lavoro. Spero non sia troppo tardi...

sabato 3 febbraio 2007

Ivana e Gennaro

Era il settembre del 2001. Avevo all'epoca una sola cocorita. Non ricordo nulla di lei. L'avevo presa solo perchè facesse compagnia all'ultima cocca rimasta dalle covate del 1993. Non mi ricordo nemmeno se fosse maschio o femmina, o di che colore fosse. Non aveva nemmeno un nome. Avevo deciso che sarebbe stato il mio ultimo pappagallo. Ero stanca di occuparmi di loro. La prima coppia l'avevo presa nell'87. Volevo provare a stare senza di loro...

Quel piccino senza nome e davvero poco amato, se ne andò il 10 settembre 2001. Ho ancora molti sensi di colpa nei suoi confronti. Quando lo trovai disteso sul fondo della gabbia, mi sentii male... era come se l'avessi ucciso io con le mie mani. Non mi ero mai occupata davvero di lui. Gli davo ovviamente da mangiare e da bere, ma non andavo oltre. Quando era rimasto solo, non gli avevo preso un compagno.

L'11 settembre 2001 fu un giorno tristissimo. Vedevo immagini terribili alla televisione. Tutto il mondo era atterrito. Ed io seduta sul divano, davanti alla tv avevo un pensiero fisso nella testa 'non posso vivere così, senza il colore delle mie cocche'. Adesso mi sembra impossibile che quel giorno quello fosse davvero il mio pensiero dominante... ma fu proprio così.

Il giorno dopo ero in macchina diretta all'AcquaZoo Scaligero di Isola della Scala, un negozio di animali che ha anche un allevamento. Sono entrata e ho chiesto due cocorite giovani. Non mi interessava il sesso. Ho chiesto che le scegliesse lui per me, volevo che il destino stavolta ci mettesse lo zampino :o)

E' andato nel retro del negozio, mentre io sono rimasta in attesa. Quando è rientrato aveva entrambe le minuscole cocche nella sua immensa manona!!! Mi ha chiesto se ero soddisfatta della scelta, ed io ho risposto immediatamente 'si', senza nemmeno guardarle con un minimo di attenzione... volevo solo che le liberasse dalla sua presa! Le ha infilate, insieme, in una scatolina.

Così Ivana e Gennaro sono entrati nella mia vita. Ho scelto immediatamente un nome per loro (Ivana era Ivano all'inizio). Ho cercato più informazioni possibili per aumentare le mie scarse conoscenze in materia ornitologica.

Ho cercato di renderli domestici, ma con il senno di poi mi rendo conto di non aver usato il giusto metodo. Non ero regolare negli approcci, non li lasciavo uscire dalla gabbia. Ivana era molto curiosa, e la sua curiosità l'ha spinta ad avvicinarsi a me. Saliva sul dito, prendeva i semini dalle mani. Non mi toglieva mai gli occhi di dosso, sembrava mi studiasse! Gennaro invece era più schivo. Vivace, allegro, sempre in movimento. Non aveva paura di me, ma non voleva avere contatti. Ed io ho sempre rispettato questa sua esigenza.

Nell'autunno del 2003 ho dato loro il nido perchè li vedevo accoppiarsi spesso.

Ivana ha covato le sue cinque uova con la massima dedizione. Ma non è nato nulla, le uova erano bianche. Osservandoli con attenzione mi sono resa conto che Gennaro non si accoppiava nel modo corretto... ho capito che non sarebbe mai riuscito a fecondare nessun uovo. E così mi sono rivolta ad Ettore Artusi, un allevatore che avevo conosciuto da poco e che è poi diventato un mio carissimo amico. Ma questa è un'altra storia, e la racconterò quando parlerò di Gioele, la figlia adottiva di Ivana e Gennaro.

Il 2 gennaio del 2004 ho scoperto il forum di Pappagalli.ch, e con il loro preziosissimo aiuto ho iniziato a far uscire Ivana e Gennaro dalla gabbia. Quando ho aperto la porticina, Ivana non si è fatta pregare, è uscita subito in esplorazione. Gennaro invece è uscito solo tre giorni dopo :o) Le femminucce sono sempre un pò avanti!!!



Nella foto sono in sosta su quella che era gabbia di Marino...

Nel febbraio del 2005 Ivana ha iniziato a mostrare i primi segni di malessere. Non è stato semplice arrivare ad una diagnosi. Ma quando è arrivata, non c'è stato spazio per alcuna speranza di guarigione, l'ecografia parlava chiaro. Tumore al fegato. La piccola ha lottato come un leone. Io e Denis abbiamo più volte pensato di addormentarla. Un giorno atterriti dalle sue sofferenze siamo andati dal veterinario. Ma poi non ce la siamo sentita. Non ce l'ho proprio fatta ad aiutarla, me la sono riportata a casa, con tutte le sue sofferenze. E' stata senza dubbio una scelta egoistica la mia. Che oggi forse non rifarei.

Se ne è andata in un bellissimo sabato pomeriggio di aprile quando la natura si stava preparando per una nuova estate.

La voglio ricordare con questa bellissima immagine di lei che si fa coccolare dalla sua cucciola Gioele...



Gennaro non è rimasto solo. Con lui ci sono Gioele, Valentino e Lorenzo. Adesso ha quasi sei anni, sta benissimo, sembra un giovanotto... canta e vola tutto il giorno. Ama molto chiaccherare con i suoi amici e non nega a nessuno una rigurgitina di pappa... infatti mentre gli altri tre sono in sovrappeso, lui è asciutto e atletico!